Chiesa di San Giovanni Battista in Bergoro

fagnano_olona-chiesa_san_giovanni_05Già esistente nel XV secolo, anche se le prime descrizioni della struttura risalgono al 1566, l’edificio attuale mostra le modifiche apportate negli anni Sessanta del Novecento.

La prima chiesa di Bergoro era una cappelletta situata all’inizio della via San Rocco, dedicata a San Materno, citata dal Bussero nell’elenco delle Chiese stilato nel 1300. Andò poi via via sempre più in rovina finché tra la fine del XV^ secolo e l’inizio del XVI^ secolo venne demolita ed il materiale di recupero fu usato per restaurare la Chiesa di San Giovanni Battista.

Ipotesi di sviluppo

Ipotesi di sviluppo

Venne ricostruita nel 1641 e nel 1647 diventa parrocchia, staccandosi così da Fagnano e da Cairate e dando così un’identità anche a Bergoro.

I primi interventi di restauro risalgono al 1852, poi ancora nel 1913 e nel 1918, quando fu rialzata la volta sopra l’altare maggiore e recuperato il battistero.

Nel 1960 viene presa l’importante decisione, da Don Ambrogio Nidasio, di prolungare di un terzo la navata della chiesa per aumentarne la capienza. In questa occasione viene eliminato il portico a colonnato che le fa perdere in parte la sua originalità, compensata dal fatto che la facciata viene rivestita in cotto con finestre lavorate ed il portale decorato da Mario Jannini Muzio. Le porte in bronzo, a formelle, raccontano la vita di San Giovanni Battista. La lunetta sopra il portale raffigura “San Giovanni che battezza le genti”.


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Affresco della crocifissione, commissionato dall’allora parroco Don Mario Mascheroni nel 1983 all’artista Sergio Michilini, realizzato utilizzando la tecnica dell’affresco tradizionale sul catino absidale ha un’estensione di 18 mq.

A questo link puoi leggere le parole dell’artista, vedere i bozzetti e l’evoluzione dell’affresco in corso di realizzazione.

Il pittore Sergio Michilini spiega i criteri da lui seguiti per la realizzazione dell’opera, partendo dall’avere dipinto accanto al Cristo Crocifisso le figure di San Francesco e di San Giovanni Evangelista per dare un messaggio di “Resurrezione”.

Michilini chiude la propria descrizione concludendo che “L’immagine rappresentata nell’affresco ovviamente non è “innocente” e “passiva”, ma volutamente attiva e partecipativa, sia per le sue soluzioni plastico/pittoriche, sia per quelle tematico/espressive”.



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