Villa Ferrari e la sua Campana

fotografie: Fausto Bossi e Paolo Bossi


Dionigi Maria e Francesco Bernardino Ferrari

La nobile famiglia “De Ferrari” arrivò a Fagnano tra il 1574 ed il 1587, in quanto nello Stato delle Anime del 1574 non figura nell’elenco delle famiglie della Parrocchia di San Martino né di quelle di San Gaudenzio e compare per la prima volta in un documento del 1587.

Veduta esterna di Villa Ferrari, su via Verdi

Veduta esterna di Villa Ferrari, su via Verdi

Quando Dionigi Maria e i suoi fratelli vengono alla luce agli albori del secolo XVIII, i Ferrari sono fagnanesi da poco più di un secolo.

Dei numerosi fratelli soltanto due vengono ricordati nei documenti custoditi nell’Archivio Parrocchiale di Fagnano Olona, Dionigi Maria nato nel 1708, fu il progettista della nuova Chiesa di San Gaudenzio, dell’Oratorio di Sant’Anna e della cappella privata dei Ferrari sita in Via Verdi; Giuseppe Antonio, è menzionato invece nella Memoria della Fabbrica di San Gaudenzio scritta dal Parroco Mazzucchelli.

Questi dati confermano che i Ferrari erano sotto la “cura” di San Martino in quanto la loro abitazione si trovava all’inizio della strada che dal centro conduceva alla Chiesa di San Martino, attigua alla Cappella di San Rocco in Oppido, presso un famoso pozzo di loro proprietà.

L’altro Ferrari da ricordare è Francesco Bernardino, figlio di Dionigi Maria e non suo fratello come alcuni credono.

Ambedue furono ingegneri ed architetti di discreto valore e lasciarono notevoli opere nel nostro paese, tanto che il Dizionario Corografico della Lombardia ricorda che “Fagnano fu la patria dei fratelli Ferrari”, come ad esempio proprio la loro Villa.

La Presidente della Pro Loco di Fagnano Olona, Sig.ra Armida Macchi Porta, con due figuranti davanti al cinquecentesco pozzo presente all'interno di Villa Ferrari

La Presidente della Pro Loco, Armida Macchi Porta, con due figuranti davanti al cinquecentesco pozzo all’interno di Villa Ferrari

In opere di architettura religiosa elaborò con minuzia di disegni il progetto per la Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio, continuata poi dal figlio Francesco Bernardino, e che nei rifacimenti successivi ebbe a perdere la fisionomia originale soprattutto nella facciata per l’aggiunta del maestoso atrio.

Sempre a Fagnano tracciò il disegno dell’Oratorio di Sant’Anna, ricavato dai locali delle case di sua proprietà di fronte alla villa di famiglia.

La più importante opera di architettura religiosa di Dionigi Maria Ferrari resta la Chiesa di San Gaudenzio, definita per la sua maestosità e imponenza, la “Basilica della Valle”.

Per quanto riguarda Francesco Bernardino Ferrari, la sua attività locale di ingegnere-architetto segnaliamo il progetto dell’Altare Maggiore e della Cappella di San Giuseppe nella Chiesa Patronale di San Gaudenzio, portando a termine il lavoro del padre, non ché il progetto della possente torre campanaria della stessa chiesa, costruita tra il 1786 ed il 1788. Il campanile di San Gaudenzio, una vera torre che si eleva a fianco del Coro fino all’altezza di 40 metri.

A lui si deve inoltre la realizzazione della “Raccolta Ferrari”, una lunga serie di documenti e disegni conservati con metodo scrupoloso che alla sua morte lasciò alla Biblioteca Ambrosiana, che lo rese celebre nella Milano settecentesca.

Si può così facilmente intuire l’importanza che costituisce la “Raccolta Ferrari”, ancora oggi come fonte primaria per gli studi dell’architettura e dell’urbanistica.


La Campana di Villa Ferrari, datata 1720 D.C.

La campana del 1720, esposta dopo il restauro a cura della Pro Loco

La campana del 1720, esposta dopo il restauro a cura della Pro Loco

Il 26 luglio 2008, nella memoria liturgica di Sant’Anna, madre della Vergine Maria, ritorna alla sua sede e alla sua funzione, fatta oggetto di intelligente ed amorevole restauro, l’antica campanella che domina Villa Ferrari, tolta dal suo campaniletto in occasione del rifacimento del tetto del palazzo padronale e salvata in extremis dalla distruzione.

Gli storici contemporanei fagnanesi riconoscono la bellezza conservata di Villa Ferrari di epoca settecentesca e pensando al piccolo arco campanario che sostiene un’antica campanella tendono a formulare alcune ipotesi sul motivo della sua presenza.

Probabilmente visto l’alto senso religioso dei nobili dell’epoca, anche la famiglia Ferrari, poteva avere all’interno della villa una cappella privata. Altrimenti si potrebbe pensare che la campana sia l’ultimo segno rimasto della Cappella di San Rocco in oppido, adiacente all’antico pozzo e alla villa stessa e il cui ingresso era nello stesso luogo dove oggi si trova l’effige della Madonna all’inizio della discesa in valle. La campana infatti poteva essere l’unico richiamo per attirare a raccolta la popolazione locale in occasione dei momenti di preghiera o essere un segnale di comunicazione per gli abitanti sia al di qua che al di là della valle.

Sono tutte ipotesi valutate partendo dal fatto che la campana si trova ancora oggi sulla villa, che i Ferrari avevano un loro spazio di preghiera, che poi hanno costruito la Cappella di San Rocco e che successivamente alla sua demolizione hanno eretto l’Oratorio di Sant’Anna dall’altra parte della strada, nell’odierna via Verdi, restaurato nel 2003 grazie alla Pro Loco di Fagnano Olona.

Anche la campana situata sulla sommità del tetto della Villa Ferrari ha una sua storia ed è stata al centro dell’attenzione e dei rilievi effettuati da Marco Righetto e dal Presidente Roberto Luigi Botta dell’Istituto nazionale di Campanologia, un’associazione senza scopo di lucro che si occupa dello studio, tutela e valorizzazione delle campane.

Secondo gli studi degli esperti ora possiamo avere qualche certezza sulla vita di questa campana che la Pro Loco ha provveduto a restaurare, riportando alla luce un piccolo gioiellino della storia locale fagnanese.

La Presidente della Pro Loco di Fagnano Olona, le autorità, i figuranti medioevali ed i promotori del recupero della settecentesca campana

La Presidente della Pro Loco di Fagnano Olona, le autorità, i figuranti medioevali ed i promotori del recupero della settecentesca campana

Nei vari sopralluoghi e nelle visite ai campanili e campane fagnanesi, effettuati con Fausto Bossi, sono stati raccolti molti dati:

  • Il bronzo ha un diametro alla bocca di 286 mm e uno spessore del punto di battuta di 21 mm. Il suo peso, approssimato secondo gli standard produttivi dei fonditori italiani, è di circa 20 kg.
  • Al tocco emette la nota RE crescente dell’ottava sopracuta, RE 5 secondo la classificazione campanologica e il numerale ne indica la posizione della nota musicale sulla tastiera del pianoforte.
  • Pur presentandosi oggi la campana munita di un battaglio in ferro battuto dalla caratteristica forma “a pera” di foggia antica, la parete interna è completamente priva di tracce di usura del battaglio, mentre in un punto dello spigolo superiore all’esterno della bocca campanaria si riscontra una notevole consunzione, dovuta probabilmente alla percussione di un battente esterno, del tipo usato per i rintocchi delle ore, o allo sfregamento contro di esso.
  • L’aggancio del vaso bronzeo con il ceppo di sostegno presenta la tradizionale forma di fiore a tre petali, tipico delle campane antiche di piccola taglia.
  • Lungo la circonferenza della testa della campana corre la scritta ET♦VERBUM♦CARO♦FACTUM♦EST♦MDCCXX (Il Verbo si fece carne – A.D. 1720) inserita tra due linee orizzontali. Subito sotto vi è una decorazione di festoni vegetali intercalati da testine di angioletti ai lati.
  • Tre righe parallele sul bordo inferiore e quattro righe più ravvicinate immediatamente sopra completano, in basso, l’essenziale decorazione della campana. Nella sezione centrale del vaso, completamente liscia, compaiono, una opposta all’altra e subito sotto la decorazione vegetale, una figura femminile eretta e un sole raggiante con fattezze antropomorfe.
  • Viene indicato chiaramente l’anno di fusione, 1720, e l’iscrizione dal versetto 14 del cap. I del Vangelo di Giovanni, “il Verbo si fece carne” legato alla figura femminile, fanno propendere per una dedicazione del piccolo bronzo proprio alla Vergine Maria. Ipotesi che troverebbe sostegno anche nella raffigurazione del sole ridente, simbolo di Gesù Cristo che rivestendo la carne umana risplende, secondo le profezie, come “Sole che sorge dall’alto”.
  • Appare dunque plausibile pensare ad una diversa e più antica provenienza per la campana, ceduta o traslocata da altra sede.
  • In assenza del nome del fonditore e di un marchio di bottega riconoscibile, elementi di norma presenti ma su bronzi di dimensioni maggiori, si può solo ipotizzare la paternità della fusione della campana.
Richiedi il libretto: La campana di Villa Ferrari a Fagnano Olona - A.D. 1720

Il libro “La campana di Villa Ferrari a Fagnano Olona – A.D. 1720”

Sono stati eseguiti sulla campana alcuni interventi tutelativi di recupero e di salvaguardia per conservare al meglio il prezioso tesoro che racchiude in se. Dopo esser stato sostituito integralmente il meccanismo di sostegno ormai severamente compromesso, la campana ha subito diversi trattamenti di pulizia, di sabbiatura, di cromatura, di verniciatura e di lucidatura per darle un ottimo risultato finale.

 

Ringraziamo sentitamente per questi lavori Cirillo Cova, la ditta Covemar, la Fonderia Caprioli; Marco Righetto e Roberto Botta dell’Istituto nazionale di Campanologia; Remo Farè. Barbara Mascheroni e Fausto Bossi per la realizzazione del pregevole libretto riassuntivo, a disposizione di tutti gli interessati.

 


La Campana ricollocata sul tetto di Villa Ferrari dopo il restauro

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