la Fonte di Manigunda, a Bergoro

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fotografie: Paolo Bossi e Fausto Bossi

La leggenda e la storia

Nel piccolo comune di Cairate si conservano i resti del monastero di Santa Maria Assunta.

Esso è annunciato da un grande arco trionfale che, eretto solo nel 1710 e oggi totalmente staccato dall’intero complesso sacro, porta la scritta ”COELORUM IMPERATRICI MANICUNDA GOTICORUM REGINA”.

La Manigunda di cui si parla nell’iscrizione fu una ricca longobarda che faceva parte dell’entourage di re Liutprando e che investì tutti i suoi averi nella costruzione e nella gestione del monastero benedettino cairatese, fondato per suo volere nel 737 d.C.

Si è detto che la scelta della monaca dovrebbe essere interpretata come una sorta di voto fatto da lei stessa dopo una sua miracolosa guarigione.

Secondo la leggenda, infatti, Manigunda si sarebbe recata presso la non lontana fontana di Bergoro, una frazione di Fagnano Olona e, bevutane le acque, sarebbero scomparsi gli effetti di una grave malattia renale di cui era infetta.


Molte altre sono le leggende che ruotano attorno al personaggio di Manigunda, che qualcuno assicura aggirarsi al calar del sole tra le mura del chiostro o comparire in presenza di una coppia felice per augurarne un futuro prospero e pieno di quell’amore che a lei la vita negò.


Alla terza domenica di luglio di ogni anno viene organizzata la Festa della Fontana, a ricordo di quel che narra la tradizione.


Nel mese di settembre dell'anno 2007, è stata posta una targa ringraziamento da parte della "Contrada della Fontanella", dedicata a Don Mario Mascheroni, parroco di Bergoro.

veduta d'insieme della Fonte di Manigunda

il cippo dedicato alla memoria di Don Mario Mascheroni

nobili figuranti medioevali, con la Regina Manigunda, in un'affascinante rievocazione storica 

area attrezzata vicino alla fonte

un "paggetto" medioevale raccoglie l'acqua per la Regina Manigunda


Storia e notizie del Monastero di Santa Maria Assunta a Cairate

La storia ci dice che a fine Quattrocento venne dissotterrato un sarcofago in pietra di grandi dimensioni.

Esso ancora oggi accoglie il visitatore all’ingresso del monastero.

In realtà, per essere più precisi, qui si trova solo una parte di esso: il suo coperchio, infatti, più tardi venne incorporato in un muro e quindi utilizzato come lavabo per lavare i panni.

Alla fine del XV secolo lo storico Calchi assisté al ritrovamento del suddetto sarcofago, sotterrato nel cortile del chiostro: dalla sua testimonianza si può supporre che la bara di pietra appartenesse proprio alla “regina” Manigunda: al suo interno, infatti, fu trovato un corpo di donna riccamente abbigliata.

Il cadavere fu rimosso, ed oggi non se ne ha alcuna traccia.

Nonostante ciò, presso i depositi della Pinacoteca Ambrosiana a Milano sono conservati tre altorilievi in calcare provenienti dal monastero cairatese.

Ognuno di essi rappresenta una figura femminile, e tra queste compare l’immagine di una bella signora con lunghe trecce e ricchi abiti (vedi figura a lato).

Essa ha anche una piccola corona in testa, nella quale in passato doveva forse trovare posto una gemma preziosa: molto probabilmente siamo di fronte alla raffigurazione di Manigunda.

altorilievo raffigurante Manigunda

Nel corso dei secoli la struttura architettonica originaria del convento di Manigunda subì un numero tanto elevato di trasformazioni da risultare alquanto difficile, oggi, riuscire a comprenderne a pieno l’aspetto primigenio ma, in ogni caso, la visita al monastero riesce a restituire l’imponenza del luogo medioevale.

In esso si rintracciano ancora gli ambienti più importanti del complesso, dal bel chiostro alla sala consigliare delle monache, al refettorio, alla chiesa, ambienti che si trovano tutti a pian terreno: quelli al primo piano, infatti, sono stati tra i maggiormente sistemati. Al visitatore curioso, immerso nella strana atmosfera dell’antico monastero e avvolto da un silenzio quasi totale, può capitare di sentire sbattere una porta o una finestra anche in assenza di vento: segno, forse, che Manigunda si aggira ancora oggi tra le mura del suo monastero, e lo saluta allo stesso modo in cui un tempo accoglieva i pellegrini e i viandanti.

Informazioni raccolte dalla Pro Loco di Fagnano Olona

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