|
“Desiderando l’Ing. Collegiato di Milano e Regio Camerale Dionigi
Maria Ferrari erige un Oratorio pubblico e di sua ragione sotto
l’invocazione di S.Anna vicino alla sua casa di Villa sita nel luogo
di Fagnano – Pieve di Olgiate Olona – come nell’ingiunta pianta…”
Dionigi Maria Ferrari è il padre di Francesco Bernardino, cui
dobbiamo la Raccolta Ferrari.
Abbiamo anzi potuto accertare che i tomi più preziosi e rari della
Raccolta, quelli riguardanti le carte tardo cinquecentesche e del
primo Seicento di Martino Bassi, del Turati, dei Bisnati, di
Giobatta Guidobombarda, di Aurelio Verri, di Aurelio Trezzi,
provenivano da Dionigi cui erano state consegnate in custodia dal
Collegio.
Francesco Bernardino inventariò accuratamente anche l’Archivio del
padre, di cui quindi conosciamo l’attività, a dire il vero più
orientata ad opere di ingegneria idraulica quali inalveazioni di
torrenti, problemi relativi all’imbocco del Naviglio Grande del
Ticino, canali sotterranei, il rifornimento idrico per i giardini
della Villa Reale di Monza.
In opere di architettura vera e propria il Ferrari deve essersi
cimentato soltanto a Fagnano, dove elaborò con minuzia i disegni del
progetto per la Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio, continuata poi
dal figlio, e che nei rifacimenti successivi andò a perdere la
fisionomia originale.
È documentato l’Oratorio di Santa Maria a Legnarella; nessuna
traccia esiste invece della Raccolta dell’Oratorio pubblico di
Fagnano di cui al documento dell’Archivio Arcivescovile.
Dionigi Maria Ferrari fu allievo di Bernardo Maria Quarantini,
l’ideatore della Chiesa della Visitazione, con il quale iniziò
l’apprendistato nel 1733; Si unì in matrimonio nel 1737 con Anna
Maria Castiglioni, figlia dell’architetto Carlo Federico.
Egli concepisce l’architettura in modo molto diverso dai due
architetti rappresentanti a Milano di quello che venne definito
“barocchetto teresiano”. L’Oratorio di Fagnano, pur nel limite di un
monumento minore, lo dimostra.
I Ferrari erano compossessori di Fagnano, come appare da una nota
apposta da Francesco Bernardino all’indice del Tomo della Raccolta
contenente il suo archivio personale, e a Fagnano dovettero lasciare
notevole traccia, tanto che il Dizionario Coreografico della
Lombardia ricorda che “Fagnano fu la patria dei fratelli Ferrari
illustri scrittori di idraulica”.
Questa puntualizzazione è necessaria per comprendere appieno il
significato dell’edificio che andiamo esaminando, che nella sua
semplicità estrema presenta un aspetto che riteniamo del tutto
inedito: il suo nascondimento in un edificio civile, tanto che per
nessun segno si può riconoscere all’esterno la sua destinazione ad
Oratorio.
Pare a noi, questo indice di tempi nuovi, un superamento della
tendenza ad evidenziare, in termini di eleganza formale, il
prospetto di un Oratorio voluto da un privato, tanto più se
“compossessore” del territorio dove l’Oratorio sorge.
Esaminiamo la pianta dell’edificio in questione, firmata e datata 27
maggio 1762.
Si tratta di un piccolo vano di 11 braccia milanesi di larghezza e
13 di lunghezza, nel quale viene ritagliato un altro rettangolo più
piccolo che funge da oratorio vero e proprio.
Si crea così una sorta di corridoio che serve contemporaneamente da
sagrestia e da disimpegno, sfociando da una parte sulla strada e
dall’altra nell’androne della casa cui è incorporato.
È evidente, nella disposizione descritta, che anche nel 1762 le
norme borromeiane erano in vigore, in particolare per quanto
riguarda la necessità di un ingresso autonomo alla sagrestia affinché
il sacerdote non fosse costretto ad attraversare i sacrario senza
indossare gli abiti sacri.
La visita Pozzobonelli compiuta nel 1753 aveva registrato a Fagnano
un Oratorio, dedicato a San Rocco, adiacente ai fabbricati della
nobile famiglia “De Ferrarjs”, dalla quale era stato dato in dono in
quel tempo un luogo per edificare un Oratorio.
A San Rocco il Visitatore apostolico aveva trovato molte cose non
convenienti secondo le “Istruzioni” e aveva dato le seguenti norme.
In quale rapporto questo Oratorio si ponga con quello di Sant’Anna
non sappiamo di sicuro ma crediamo di poter presumere che il luogo
donato dai “De Ferrarjs” sia in realtà l’area su cui nove anni più
tardi venne costruito il nuovo Oratorio di Sant’Anna, probabilmente
essendo stata abbandonata l’idea di riassestare l’Oratorio vecchio
che la visita pastorale osservava tra l’altro essere malsano e
umido.
È da notare inoltre che il visitatore aveva particolarmente
insistito nel notare l’altare non confacente. Sarà proprio l’altare
l’elemento che contraddistinguerà l’Oratorio di Sant’Anna.
Anche nel caso dei Ferrari il committente e l’esecutore si
identificano. Doveva essere comune agli architetti del Settecento la
costruzione di Oratori privati e pubblici.
L’Oratorio di Sant’Anna esiste ancora a Fagnano Olona e per quanto
l’esame della pianta ci avesse già consentito di intuirne la
particolare semplicità e quasi i desiderio di mimetizzarlo nel
contesto delle case civili, la realtà supera di gran lunga ogni
immaginazione al riguardo.
Laddove infatti si tenga presente che il progetto è del 1762, un
tempo cioè ancora per molti sostanzialmente barocco – e lo stesso
altare dell’Oratorio di S.Anna a Fagnano Olona lo denuncia
chiaramente – una soluzione quale quella di Dionigi Maria ferrari
che abbandona completamente la consuetudine più che secolare di
evidenziare l’Oratorio per inserirlo entro una casa di aspetto
rigorosamente neo-classico, appare quanto mai anticipatrice.
Nel tempo l’Oratorio fagnanese dedicato a Sant’Anna si è mantenuto
intatto, mentre l’ambiente contiguo si è articolato in appartamenti
privati e negozi.
Rimane chiara l’idea ordinatrice che rimanda a un tipo di
religiosità del tutto nuova, che allo splendore apparente opponeva
un desiderio di intimità amante del nascondimento.
Tutto ciò si conciliava con un senso di dignità civile che imponeva
ormai di non prevalere più con elementi architettonici che poteva
determinare una presenza troppo accentuata in un contesto quale era
offerto da un prospetto di case su strada di piccola dimensione.
Questa particolarità la riscontriamo vedendo che nell’interno la
struttura dell’Oratorio mantiene ancora il dettato borromeiano,
mentre all’esterno vi è qualcosa di nuovo.
San Carlo Borromeo infatti aveva stabilito che il luogo di preghiera
doveva essere sempre isolato dalle case vicine, aveva però anche
precisato che bastavano pochi passi per creare questo isolamento,
contrapponendo alla concezione aulica e classicistica propria del
pieno Cinquecento una dimensione più umana, in cui la presenza
dell’edificio sacro era affidata più che ad un rigoroso calcolo di
prospettiva e ad una precisa volontà di farne comunque un centro di
interesse, a una sottile distinzione psicologica per ottenere la
quale era sufficiente quella breve frattura, anche di pochi passi,
che bastava al Borromeo per distinguere l’edificio religioso nel
contesto delle case civili.
La concezione del Ferrari nella sua semplicità rivela oggi appieno
la sua attualità.
Forse è una soluzione che investe più che un problema architettonico
un problema di edilizia, per quanto la presenza dell’altare barocco,
nella semplicità di un capitello classico, con la balaustra di marmi
preziosi e i cancelli in ferro battuto, nonché la presenza di alcuni
buoni quadri del Settecento, rendano l’Oratorio di Sant’Anna a
Fagnano Olona molto interessante.
Testo tratto da: “Nuovi
documenti per l’architettura: Arte Lombarda” di Maria Luisa Perer –
anno XII – II semestre 1967 |