|
Essendo cadente e troppo angusta la vecchia chiesa di San Gaudenzio,
risalente al 1500, si intraprese nell’anno 1743 la costruzione
dell’attuale Basilica della Valle su disegno dell’architetto Dionigi
Maria Ferrari, che fu approvato dalla Veneranda Curia Arcivescovile
il 15 novembre di detto anno.
Siamo riusciti a trovare presso la Biblioteca Ambrosiana, nella
“raccolta Ferrari”, i disegni del progetti di San Gaudenzio.
Nell’archivio parrocchiale si conserva la “Memoria della Fabbrica
della Chiesa nuova”, un promemoria scritto dal parroco Mazzucchelli
che annota giorno dopo giorno i fatti più salienti di un’impresa,
per molti versi, non facile.
Sempre in archivio abbiamo una trascrizione dattiloscritta a cura
del nostra carissimo don Luigi Brambilla, che è di grande aiuto per
chi non vuol rovinarsi la vista leggendo l’originale.
Qui
trascriviamo le prime e le ultime righe di questo quadernetto, che
contengono le date di inizio e conclusione dei lavori della chiesa.
Dalla prima pagina della “Memoria 1743. novembre” “Addì 17 domenica
3° di novembre e di Avvento, ore 20. Dall’Illustrissimo Signor don
Giuseppe Visconti Borromeo si pose la prima pietra solennemente
prima benedetta dal Signor Prevosto Borrone di Busto dietro al coro
nel mezzo, ponendosi prima un poco di malta con cazzuola in dorata
tutto portato in processione dal suddetto don Giuseppe, la pietra e
dal suo Com.re Sig. Giuseppe Pallavicino la cazzuola. Addì 18. si
cominciarono le fondamenta da due capimastri; cioè M° Antonio
Cattaneo di Vengono Superiore e M° Defendente Piantanida di Cedrate,
con altri quattro muratori”.
Cinque anni più tardi la Chiesa di San Gaudenzio è terminata.
Ecco le ultime fasi dell’impresa (ultime pagine della “Memoria”).
“1748 maggio lì 15. Stabilito l’involto del coro e anticoro. Oggi
s’è terminato di stabilire anche il coro. Giugno lì 18. Si
cominciaron li stucchi nel primo capitello dei finestroni a mezzodì.
Luglio lì 27. Si è terminato di stabilire tutto il coro. Settembre
lì 18. Si sono terminati tutti li stucchi”.
Abbiamo già accennato alle difficoltà nella costruzione della
chiesa. Il “chronicus” ricorda la più grossa: “Per trovare un’area
che corrispondesse alla vastità della medesima si dovette superare
incredibili difficoltà, ma la generosità delle diverse famiglie
signorili che solevano dimorare in paese a quell’epoca, specialmente
dei Conti Visconti e dei fratelli Belvisi, resero possibile la
costruzione dell’ampio tempio.
A tal proposito pubblichiamo una mappa del 1753 che illustra, meglio
di ogni commento l’operazione avvenuta.
In seguito alla ratifica di queste donazioni si poté iniziare i
lavori della sacrestia e poi dell’imponente torre campanaria.
Nel 1788 il progetto dell’ing. Ferrari, con qualche modifica, era
finalmente attuato.
Le spese della fabbrica furono sostenute in gran parte
dall’illustrissima Casa Visconti, allora principale proprietaria del
paese, da altri signori possidenti, nonché dal popolo, il quale
concorse col trasporto gratuito del materiale occorrente.
Dal progetto dell’ing. Ferrari non risulta nessun porticato. Infatti
la facciata dalla elegante linea settecentesca non ne voleva
nessuno. Ancora una volta l’arte doveva pagare il pedaggio ad
esigenze più concrete e, diciamo pure, alla ambizione umana, a volte
meschina, come nel caso nostro.
“Siccome i signori Visconti per motivo di aver sostenuto la maggior
parte della spesa, pretesero di collocare il loro stemma non solo
sull’incrocio dell’arco delle due cappelle più vicine all’altare
maggiore, ma persino sulla facciata esterna, il popolo divisò di
toglierlo affinché il tempio non corresse pericolo di diventare in
seguito proprietà dei Visconti. A tal scopo si eresse l’imponente
atrio nel 1824 addossato alla facciata, sostenuto da 10 colonne di
muro con basi e capitelli di pietra tolta dalle cave di Saltrio. Ciò
diede luogo ad un clamoroso processo intentato dai Visconti contro
il popolo e che terminò col dar ragione al parroco Pietro Maria
Macchi, il quale spese L.12 del suo, per quella costruzione”.
Ma lasciamo da parte queste poco edificanti dispute e veniamo alla
descrizione della chiesa.
La Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio ha una sola navata che è
lunga m. 28,50 e larga m. 11; dall’altare maggiore all’abside misura
m. 10,70; la lunghezza delle cappelle è di m. 3,30, lo sfondo m.
2,83.
L’altezza della navata è di m. 20, l’altezza della tazza sopra
l’altare è di m. 22.
L’altare maggiore è di marmi impellizzati, in gran parte di bradile.
Costruito nel 1777 su disegno dell’ing. Francesco Bernardino Ferrari,
figlio di Dionigi Maria.
“A tenore del contratto doveva essere di marmo massiccio, perciò la
Fabbriceria dopo scoperto l’inganno del marmorino, certo Antonio
Monzino di Como, essendosi opposta al pagamento dell’ultima rata di
L. 500, venne assolta”.
Le cappelle: la prima a destra, entrando, era dedicata alla Sacra
Famiglia e a San Carlo, ora a San Giuseppe patrono dei morenti.
È fabbricata con buoni marmi acquistati da una chiesa di Tradate.
La pala d’altare era il quadro della Sacra Famiglia, di buon autore
ignoto (sembra della scuola del Luini), che si conserva in coro
attualmente.
Prima ancora c’era un quadro di San Carlo che, ridotto in pessimo
stato, fu tolto e sostituito da quello che prima si trovava nella
seconda cappella di juspatronato della famiglia Bulgherini
(precisamente la Sacra Famiglia).
Ora questa cappella la seconda dello stesso lato, è dedicata alla
Beata Vergine Immacolata di cui c’è una pregevole statua in legno
dono del missionario Francesco Belvisi.
La prima cappella a sinistra è dedicata al Santissimo Crocifisso,
collocato entro una nicchia incorniciata da marmo nero.
Il simulacro, molto venerato, proveniente dalla soppressa Chiesa di
San Marcellino di Milano fu collocato nel 1809, anno in cui venne
inaugurata la nuova cappella.
In questa cappella si può ammirare la “Deposizione” del Mengozzi di
proprietà della biblioteca di Brera.
La seguente cappella era dedicata alla Beata Vergine della Neve di
juspatronato Visconti; in essa vi era il quadro che serviva da pala,
collocato in seguito nel coro (non si sa che fine abbia fatto!),
quando la cappella fu dedicata a San Gaudenzio patrono della chiesa.
La statua del santo di cui si ignora la provenienza, ci sembra
bella.
I marmi dell’altare sono di Carrara meno la mensola dei candelieri
che è di marmo giallo.
Entrando a sinistra c’è il Battistero in ottimo stato e in piena
regola.
Di fronte la cappella dedicata a Santa Teresa di Lisieux.
Nel 1872 “principalmente per la generosità di un oblatore”, il
parroco Zappa acquistò la Via Crucis.
La torre campanaria, opera di Francesco Bernardino Ferrari, si eleva
a m. 40 a fianco del coro.
Fu iniziata nel 1786 e terminata due anni dopo; fu costruita con
mattoni formati con la terra di un fondo del Beneficio parrocchiale
ove fu costruita la fornace e trasportati a mano dai parrocchiani,
disposti a catena, che di là giungevano in paese.
I vivi del finimento sono di pietra della vecchia cava di Viggiù.
Nel 1791 furono collocate cinque nuove campane della ditta Natale
Mainoni di Milano.
Le sei campane di bronzo che vi sono ora furono acquistate dalla
celebre Fonderia Bizzozzero di Varese nel 1871.
La decorazione interna della chiesa è stata attuata, parte nel XIX
secolo e parte nel XX secolo con protagonisti i parroci don Rocco
Fontana, don Roberto Bernasconi e don Antonio Scarpa.
La “Basilica della Valle” è come il Duomo di Milano: non è mai
finita.
A partire dal 1860 siamo informati, circa i lavori della chiesa, dal
chronicus della Parrocchia di Fagnano.
Così ci è facile seguire a passo a passo i restauri, le aggiunte,
gli abbellimenti ed i cambiamenti.
Una data importante della storia della nostra chiesa è il 3
settembre 1883: “La chiesa parrocchiale di San Gaudenzio era tanto
annerita, specialmente nella volta e il cornicione molto rovinato,
cosicché abbisognava un sollecito restauro. Avendo il parroco
esposto al popolo la necessità di abbellire il tempio e di aiutarlo
con offerte generose, ne fu assecondato.
Principale offerente fu il Padre Francesco Belvisi, comproprietario
del paese, il quale diede, per tale scopo L. 1500. Tra i diversi
disegni presentati, dietro consiglio del Prevosto Tettamanti fu
scelto quello del pittore Tagliaferro di Lecco il quale dipinse
nell’abside del coro la trasfigurazione di Nostro Signore Gesù
Cristo, sopra l’altare la Gloria di San Gaudenzio che a giudizio di
pittori intelligenti è riuscita egregiamente, lungo la volta, sopra
i quattro finestroni, i quattro principali dottori latini, oltre tre
quadretti rappresentanti la fede, la speranza e la carità a colori,
e in chiaroscuro San Gioacchino, Sant’Anna, San Giovanni B., San
Francesco d’Assisi, Santa Agnese e San Rocco. Sul triangolo
dell’atrio fu dipinto San Gaudenzio.
A conclusione dei lavori di restauro fu invitato per l’inaugurazione
del 3 settembre 1883 Mons. Paolo Ballerini, Patriarca titolare di
Alessandria d’Egitto”.
Un’altra data importante è quella del 5 maggio 1901: in occasione
della visita pastorale il Card. Andrea Carlo Ferrari consacrò la
Chiesa di San Gaudenzio.
Il fatto è eternato da una scritta che si può leggere sopra la
bussola di entrata sopra la porta principale.
Nel 1925 don Bernasconi riprende i lavori di decorazione. Così
troviamo scritto in un foglio datato 18 marzo 1927 e firmato dallo
stesso parroco e dal coadiutore don Giuseppe Donati: “Essendo Sommo
Pontefice Pio XI, che prima fu Arcivescovo Cardinale di Milano,
Achille Ratti nato a Desio, essendo Re Emanuele III, capo del
governo e primo ministro Benito Mussolini, parroco di Fagnano Olona
dal 14 febbraio 1914 don Roberto Bernasconi e coadiutore don
Giuseppe Donati, si intrapresero i lavori di decorazione con stucchi
e ornati, i ritocchi degli affreschi del Tagliaferri a cura di Carlo
Cocquio e le decorazioni in parte dei fratelli Luigi e Carlo
Bianchini di Ligurno. I lavori cominciarono nel 1925 e continuarono
negli altri anni con concorso pecuniario di tutto il popolo che si
sottoscrisse un’offerta mensile, e gli operai nei vari stabilimenti
pagarono L.5 a testa”.
Ci sembra che il progetto, alquanto ambizioso, del parroco
Bernasconi non abbia tenuto sufficientemente conto dello stile
settecentesco della chiesa, la quale risultò notevolmente
appesantita.
Don Bernasconi non vide realizzato il suo sogno ma l’opera però fu
portata a termine dal suo successore don Antonio Scarpa il quale
entrato a Fagnano il 30 novembre 1930, già nel gennaio del 1931
riprendeva i lavori: “Detti lavori consistevano nella decorazione a
stucchi dell’altare maggiore, nel coro e nell’affresco sulla
regalità di Cristo al lato sinistro dell’altare maggiore, di fronte
all’organo (ora c’è l’affresco dell’ultima cena). Pittore: Arturo
Galli di Milano, decoratore in oro Colombo Emilio di Fagnano,
decoratori in stucchi i fratelli Quigliatti di Varese. Messa in
opera di nove vetrate artistiche della ditta Brusotti di Milano: una
dedicata a San Gaudenzio sulla facciata e offerta dalla spettabile
famiglia Bellora. Due nel coro, uno raffigurante San Martino e
l’altra Sant’Ambrogio, offerte dal signor Angelo Pigni in memoria
dei defunti genitori. Due sull’altare maggiore offerte dalla ditta
Candiani. Una sopra l’altare dell’Immacolata offerta dalla Pia
Unione delle Figlie di Maria. Una sopra l’altare di San Gaudenzio,
offerta dalla Confraternita del Santissimo Sacramento. Due sopra
l’altare del crocifisso e San Giuseppe, offerta dalle famiglie
Tronconi, Fontana, Bossi, Turati, ecc ecc.”.
L’inaugurazione fu il 2 agosto 1931 festa patronale.
In quella occasione si fece pure l’incoronazione del Santo
Crocifisso, per opera di Mons. Cav. Uff. Eugenio Gilardelli,
prevosto vicario foraneo di Legnano.
Il 1932 vede l’inizio dei lavori della facciata,condotti a termine
per la festa del Corpus Domini del 1933, anno della visita
pastorale.
Subito dopo la visita pastorale, nessuna importante innovazione
nella chiesa parrocchiale all’infuori di due affreschi eseguiti
sempre dal prof. Galli di Milano, ai lati del quadro della regalità.
Il primo venne fatto nel 1934 e rappresenta S. Giovanna Antida
Thouret, fondatrice dell’Ordine delle Suore della Carità;
Il secondo, fatto nell’anno seguente, figura il Santo Educatore dei
Giovani, Giovanni Bosco.
Bisognava arrivare fino al 1944 per trovare altre notizie
riguardanti la chiesa di San Gaudenzio e questa volta si tratta del
nuovo organo.
“Anno di odio e di sangue il 1044, ma per noi fu un anno di
generosa cristiana carità. All’edificazione spirituale delle anime
va, di pari passo l’edificazione materiale del tempio parrocchiale.
Per iniziativa del presidente degli Uomini di Azione Cattolica, rag.
Adolfo Gandola, d’accordo col M. Rev. Parroco di iniziano i lavori
di ricostruzione totale dell’organo, che sarà installato nell’abside
e che sarà fabbricato ex novo, dalla ditta Mascioni Vincenzo e
Figli, di Cuvio (VA). L’organo nuovo sarà veramente una perla della
Valle Olona e i concerti devoti che da esso si sprigioneranno,
serviranno ad aumentare la devozione e la fede dei parrocchiani”.
L’organo nuovo, composto di due tastiere con 28 registri sonori più
9 meccanici, totale canne 1974, arrivò dalla fabbrica sui primi di
novembre del 1945 e la completa installazione nel Coro avvenne entro
la fine dello stesso mese.
Il 7 dicembre nel pomeriggio: “Sedeva al nuovo organo il maestro
Francesco Fossati di Busto Arsizio, direttore dei cori della nostra
corale era il maestro Giuseppe Mercanti pure di Busto Arsizio. Il
collaudò riuscì di gradimento a tutti. Padrino era il generoso
oblatore dell’organo stesso Comm. Giuseppe Tignola, madrina la sua
consorte, Giuseppina Meriggia Tignola”.
Sull’area del demolito organo, sempre nel 1945, fu dipinta fra nuove
stuccature e dorature, una “Cena degli Apostoli”, autore ancora il
Galli.
Ai fianchi il professor Milanese dipinse anche Santa Rita da Cascia
e San Francesco Saverio.
L’anno seguente la chiesa fu di nuovo abbellita con due tele
raffiguranti la conversione di San Paolo e l’apparizione di Cristo a
San Pietro, dipinte da un giovane dilettante del paese, Ezio
Ubertalli, di discreto valore: tele poste fra nuovi stucchi in fondo
alla chiesa sopra le due porte laterali.
Nel 1947 furono iniziati e completati i restauri del Battistero “che
stonava con la sua nudità. Ora, mediante l’opera intelligente del
prof. Arturo Galli, può stare alla pari col resto della Chiesa”.
Nel 1948 si rifà il pavimento: è in marmo di Carrara e rende la
chiesa ancora più splendente e degna del grande Re che vi abita.
I grandi lavori sono ormai eseguiti: rimane qualche “tocco” che
porta a definitivo compimento i grande e maestoso tempio.
Segnaliamo in data 1951 un’opera “nascosta” che va ricordata per il
suo significato spirituale: a ricordo della Missione tenuta dai
Padri Passionisti, viene murata sotto l’atrio, una croce di bronzo
appositamente fusa dalla ditta Fratelli Pogliana.
Il 15 giugno 1958, in occasione del primo centenario
dell’apparizione della Madonna a Lourdes, viene incoronata
solennemente l’Immacolata.
“Preparata con un triduo di predicazione e di preparazione dei
bambini della Cresima, la giornata è stata un trionfo per
l’Immacolata. La corona d’argento e d’oro, tempestata di pietre
preziose è stata posta da sua Ecc. Mons. Schiavini, Vicario della
Diocesi”.
Infine i due ultimi interventi dell’epoca di don Scarpa, ambedue nel
1960.
Il 3 ottobre festa di Santa Teresa del Bambin Gesù, viene inaugurato
e consacrato un nuovo altare dedicato alla “più grande Santa dei
tempi moderni” per lascito testamentario della sig.na Angela Poletti
morta nell’agosto del 1959. La spesa oltrepasso un milione e mezzo
di lire.
L’altare è stato ideato e costruito sotto la direzione di un Padre
Cappuccino.
Sotto l’altare, la figura del corpo della santa, illuminato e
splendente. È un modello riuscito che attira la devozione, un
gioiello d’arte che oltre alla pietà dei fedeli, da decoro alla
chiesa.
Il 17 dicembre: benedizione delle statue di Sant’Ambrogio e San
Carlo, installate in alto sulla facciata della chiesa, il sogno di
don Scarpa dal 1930. “Il bianco marmo travertino, nel quale sono
state scolpite le due statue, del peso di 25 quintali ciascuna,
opera notevole dello scultore Riccardo Sutter di Milano, spicca
nello sfondo rosso delle alcove ed i due santi, patroni della
diocesi in atteggiamento benedicente, sovrastano dall’alto tutte le
case del paese in segno di difesa e protezione. Dopo trent’anni di
speranze il reverendo parroco ha potuto realizzare un’opera da lui
ideata ed ora consacrata e benedetta da Mons. Galimberti, Prevosto e
Vicario foraneo di Busto”.
Nel 1965 don Antonio Scarpa, si ritira nella Casa di Riposo del
Clero a Milano; gli succede don Giuseppe Molinari che trasferito a
Treviglio nel 1977 viene sostituito da don Piero Roveda a cui
subentra nel 1997 il parroco don Giovanni Annovazzi.
La
Basilica di San Gaudenzio è rimasta la Chiesa Patronale fino al 30
agosto 2008 quando, con l'ingresso del parroco don Giorgio Basilio,
le tre parrocchie di Fagnano Olona si sono unificate nell'unica
Comunità Pastorale "Madonna della Selva".
In questi anni, in coincidenza con la riforma liturgica, il tempio
soprattutto nella parte dell’altare maggiore è stato modificato ma,
sia perché i cambiamenti sono recenti e noti a tutti, sia perché la
sistemazione è provvisoria, non crediamo opportuno riferire la
cronaca dei fatti.
Un augurio però ci sentiamo di fare ai nuovi parroci affinché venga
rispettata la linea architettonica della meravigliosa opera del
Ferrari e nello spirito di coloro che ci hanno preceduto. Nulla si
risparmi per dare splendore e dignità a questo tempio, la cui sacra
area rappresenta dal secolo XIII il centro storico, spirituale e
ideale di tutta Fagnano. |