Monumento S.O.M.S.

La Pro Loco Fagnano Olona ha promosso ed curato il restauro conservativo del monumento dedicato alla Società di Mutuo Soccorso tra Operai ed Agricoltori, posto all’interno del Cimitero cittadino in Via Piave.

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Come nacquero le Società Operaie
Fu lo Statuto Albertino del 1848, emanato in seguito ai moti popolari, a consentire la libera costituzione di società, circoli, cooperative con scopi sociali, morali e culturali come ad esempio il mutuo soccorso, mentre venivano decisamente esclusi gli scopi politici e sindacali
La prima Società Operaia di Mutuo Soccorso sorse a Pinerolo, una cittadina ai piedi della Val Chisone, proprio sul finire del 1848.
Le Società Operaie di Mutuo Soccorso erano delle vere e proprie associazioni; ciò comportava il fatto che l’aderente doveva essere dotato di reddito ed in alcuni casi, godere di sana e robusta costituzione a garanzia della produttività. In parecchi casi infatti venivano esclusi soprattutto gli anziani e le donne.
fagnano_olona-soms_01Le Società Operaie di Mutuo Soccorso divennero col tempo sempre più organizzate per una progressiva presa di coscienza delle masse lavoratrici e, prima ancora delle istituzioni politiche, seppero svolgere un ruolo fondamentale per la difesa dei diritti dei lavoratori.
Alla fine dell’Ottocento e nei primissimi anni del Novecento mancava in modo assoluto qualunque forma di concertazione e di dialogo fra gli operai e il padrone.

Le origini delle Società di Mutuo Soccorso
Le Società di Mutuo Soccorso ebbero un modello storico probabilmente derivato dai “collegia opificum” (associazioni di artigiani) del periodo dell’antico celtico o pre-romano, le quali rappresentarono una forma intelligente di organizzazione proletaria per affrontare i disagi dovuti a malattie, invalidità, guerre, povertà e vecchiaia, e costituirono nel contempo una protezione per diverse categorie professionali, esercenti in epoca imperiale, prima del declino barbarico.
A mutamenti filosofici e religiosi, si aggiungono poi le continue guerre, le carestie e, soprattutto, la nascita delle moderne manifatture che spinse a una crescente salarizzazione della manodopera, accrescendo il numero dei disoccupati.
I punti su cui si fondavano le S.O.M.S. erano la mutualità, la solidarietà fra i lavoratori, l’autogestione dei fondi sociali e , infine, della questione della moralità. Fra i principali obiettivi delle Società di Mutuo Soccorso vi erano l’istruzione, il mutualismo in caso di infermità e la previdenza.
L’intensa diffusione di tali società nelle grandi città del Nord rifletteva la peculiare condizione dei larghi strati operai e artigiani per i quali i cambiamenti economici avevano comportato elevati costi sociali. L’indagine rilevò, in esito esattamente opposto invece, la completa assenza di società operaie nel sud.
Dopo la guerra, nel 1950, la Federazione Italiana della Mutualità, quale continuazione della soppressa Federazione Italiana delle Società di Mutuo Soccorso, si alleò con la Confederazione Generale del Lavoro, per rafforzare la tutela dei lavoratori.
La Società Operaia di Mutuo Soccorso ha ancora qualche sezione operativa nella nostra provincia, come ad esempio quella di Luino che nel 2007 ha festeggiato i cento anni dalla sua fondazione.


Il Restauro conservativo – anno 2009

fagnano_olona-soms_04Estratto dalla relazione di restauro conservativo
La struttura del Monumento di Mutuo Soccorso, è composto frontalmente da un agglomerato cementizio di graniglia, materiali silicei, calcarei e quarziferi, di due lastre di marmo di Carrara di diversa qualità, in condizioni di forte erosione superficiale, dove si evidenzia soprattutto nella lastra marmorea di destra per la particolare decoesione del reticolo cristallino, che l’ha incurvata all’intero del monumento e la ricostruzione di particolari in agglomerati cementizi.
Le numerose colate di biossido di rame (verderame) trovate in vari punti vicino alle fiaccole votive, e vicino al tetto possono far intuire la presenza di manufatti di bronzo ed in rame, mentre i fregi, hanno una finitura estetica diversa, più lisci e curati, di malta cementizia diversa, ed il ritrovamento in piccolissime porzioni di mordente per lamine, potrebbe far intuire una finitura diversa da quella attuale, ma come precedentemente detto, senza uno storico del monumento o delle foto non è stato possibile risalire alla finitura originale.
L’intervento di conservazione ha previstola pulizia superficiale delle aree che sono state lavate con acqua demineralizzata atomizzata, al fine di eliminare i depositi polverulenti; Le zone soggette a muschi, sono state trattate con prodotti biocidi caratterizzati da una prolungata efficacia, e da inerzia verso l’ambiente, con caratteristiche che non alterano il colore del materiale trattato.
Le lastre marmo di Carrara sono state trattate con impacchi di polpa di carta imbibita a base d’acqua ossigenata, per mitigare la policromia dovuta all’infiltrazioni d’ossido di piombo, sciolte dal di lavaggio meteorico e assorbite dalle porosità del calcareo.
Terminata la pulizia, la cappella è stata nuovamente sciacquata con acqua demineralizzata.
Le sigillature decoesionate e le ricostruzioni sono state rifatte utilizzando malta cementizia a collante non acido, di perni in acciaio inox, di sedimentari dello stesso materiale macinati di pari granulometria, ed

Inaugurazione dopo i restauri e la benedizione di Don Ivano Tagliabue

Inaugurazione dopo i restauri e la benedizione di Don Ivano Tagliabue

infine la correzione del colore per la maggior similarità con la pietra originale, con ossidi naturali.
Infine l’intervento è stato completato con il consolidamento delle zone che mostravano accentuati fenomeni di decoesione cristallina, mediante resina metil siliconica, con aggiunta d’etil-silicato, che permette un ottimo recupero della coesione superficiale, e una netta riduzione dell’assorbimento dell’acqua mediante capillarità senza però otturarli, permettendo cosi la naturale traspirazione della pietra. Tale trattamento inoltre non altera il naturale colore del materiale trattato.
Per protezione finale tutta l’opera lapidea è stata trattata con un prodotto idrorepellente formulato a base di resine siliconiche disciolte in solventi organici e ragie minerali, per impedire all’acqua di penetrare nell’opera, ma permette alla stessa sotto forma di vapore di uscire.
Le lettere di piombo sono state bloccate nelle loro sedi mediante azione meccanica, e quelle mancanti ricostruite su misura e bloccate anch’esse mediante azione meccanica e l’uso di collanti cianocrilati in formulazione gel ad alta resistenza.
Le epigrafi in alcuni casi sono state nuovamente incise o ricostruite e sono state trattate con un isolante ad azione anti-impregnante, ed evidenziate di colore nero.
L’intonacatura posteriore dopo l’asportazione del sub-strato si è rivelata in peggiori condizioni del previsto, quindi si è intervenuti con lo stuccaggio e ricostruzione di parti mancanti, mediante malta neutra, addittivata da collante al lattice neutro, con trattamenti consolidanti ed infine tre mani di tempera silossanica per ambienti esterni.