Oratorio di Sant’Anna – A.D. 1762

fotografie: Fausto Bossi e Paolo Bossi


Ingresso dell’Oratorio di Sant’Anna

Ingresso dell’Oratorio di Sant’Anna

“Desiderando l’Ing. Collegiato di Milano e Regio Camerale Dionigi Maria Ferrari erige un Oratorio pubblico e di sua ragione sotto l’invocazione di S.Anna vicino alla sua casa di Villa sita nel luogo di Fagnano – Pieve di Olgiate Olona – come nell’ingiunta pianta.”

Dionigi Maria Ferrari è il padre di Francesco Bernardino, cui dobbiamo la Raccolta Ferrari.

Abbiamo anzi potuto accertare che i tomi più preziosi e rari della Raccolta, quelli riguardanti le carte tardo cinquecentesche e del primo Seicento di Martino Bassi, del Turati, dei Bisnati, di Giobatta Guidobombarda, di Aurelio Verri, di Aurelio Trezzi, provenivano da Dionigi cui erano state consegnate in custodia dal Collegio.

Francesco Bernardino inventariò accuratamente anche l’Archivio del padre, di cui quindi conosciamo l’attività, a dire il vero più orientata ad opere di ingegneria idraulica quali inalveazioni di torrenti, problemi relativi all’imbocco del Naviglio Grande del Ticino, canali sotterranei, il rifornimento idrico per i giardini della Villa Reale di Monza.

Altare interno dell’Oratorio

Altare interno dell’Oratorio

In opere di architettura vera e propria il Ferrari deve essersi cimentato soltanto a Fagnano, dove elaborò con minuzia i disegni del progetto per la Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio, continuata poi dal figlio, e che nei rifacimenti successivi andò a perdere la fisionomia originale.

E’ documentato l’Oratorio di Santa Maria a Legnarella; nessuna traccia esiste invece della Raccolta dell’Oratorio pubblico di Fagnano di cui al documento dell’Archivio Arcivescovile.

Dionigi Maria Ferrari fu allievo di Bernardo Maria Quarantini, l’ideatore della Chiesa della Visitazione, con il quale iniziò l’apprendistato nel 1733; Si unì in matrimonio nel 1737 con Anna Maria Castiglioni, figlia dell’architetto Carlo Federico.

Egli concepisce l’architettura in modo molto diverso dai due architetti rappresentanti a Milano di quello che venne definito “barocchetto teresiano”. L’Oratorio di Fagnano, pur nel limite di un monumento minore, lo dimostra.

I Ferrari erano compossessori di Fagnano, come appare da una nota apposta da Francesco Bernardino all’indice del Tomo della Raccolta contenente il suo archivio personale, e a Fagnano dovettero lasciare notevole traccia, tanto che il Dizionario Coreografico della Lombardia ricorda che “Fagnano fu la patria dei fratelli Ferrari illustri scrittori di idraulica”.

Questa puntualizzazione è necessaria per comprendere appieno il significato dell’edificio che andiamo esaminando, che nella sua semplicità estrema presenta un aspetto che riteniamo del tutto inedito: il suo nascondimento in un edificio civile, tanto che per nessun segno si può riconoscere all’esterno la sua destinazione ad Oratorio.

Pare a noi, questo indice di tempi nuovi, un superamento della tendenza ad evidenziare, in termini di eleganza formale, il prospetto di un Oratorio voluto da un privato, tanto più se “compossessore” del territorio dove l’Oratorio sorge.

Esaminiamo la pianta dell’edificio in questione, firmata e datata 27 maggio 1762.

Si tratta di un piccolo vano di 11 braccia milanesi di larghezza e 13 di lunghezza, nel quale viene ritagliato un altro rettangolo più piccolo che funge da oratorio vero e proprio.

Corridoio che funge sia da sagrestia che da disimpegno

Corridoio che funge sia da sagrestia che da disimpegno

Si crea così una sorta di corridoio che serve contemporaneamente da sagrestia e da disimpegno, sfociando da una parte sulla strada e dall’altra nell’androne della casa cui è incorporato.

E’ evidente, nella disposizione descritta, che anche nel 1762 le norme borromeiane erano in vigore, in particolare per quanto riguarda la necessità di un ingresso autonomo alla sagrestia affinché il sacerdote non fosse costretto ad attraversare i sacrario senza indossare gli abiti sacri.

La visita Pozzobonelli compiuta nel 1753 aveva registrato a Fagnano un Oratorio, dedicato a San Rocco, adiacente ai fabbricati della nobile famiglia “De Ferrarjs”, dalla quale era stato dato in dono in quel tempo un luogo per edificare un Oratorio.

A San Rocco il Visitatore apostolico aveva trovato molte cose non convenienti secondo le “Istruzioni” e aveva dato le seguenti norme. In quale rapporto questo Oratorio si ponga con quello di Sant’Anna non sappiamo di sicuro ma crediamo di poter presumere che il luogo donato dai “De Ferrarjs” sia in realtà l’area su cui nove anni più tardi venne costruito il nuovo Oratorio di Sant’Anna, probabilmente essendo stata abbandonata l’idea di riassestare l’Oratorio vecchio che la visita pastorale osservava tra l’altro essere malsano e umido.

Le antiche fondamenta dell'Oratorio

Le antiche fondamenta dell’Oratorio

E’ da notare inoltre che il visitatore aveva particolarmente insistito nel notare l’altare non confacente. Sarà proprio l’altare l’elemento che contraddistinguerà l’Oratorio di Sant’Anna.

Anche nel caso dei Ferrari il committente e l’esecutore si identificano. Doveva essere comune agli architetti del Settecento la costruzione di Oratori privati e pubblici.

L’Oratorio di Sant’Anna esiste ancora a Fagnano Olona e per quanto l’esame della pianta ci avesse già consentito di intuirne la particolare semplicità e quasi i desiderio di mimetizzarlo nel contesto delle case civili, la realtà supera di gran lunga ogni immaginazione al riguardo.

Laddove infatti si tenga presente che il progetto è del 1762, un tempo cioè ancora per molti sostanzialmente barocco; e lo stesso altare dell’Oratorio di S.Anna a Fagnano Olona lo denuncia chiaramente è una soluzione quale quella di Dionigi Maria ferrari che abbandona completamente la consuetudine più che secolare di evidenziare l’Oratorio per inserirlo entro una casa di aspetto rigorosamente neo-classico, appare quanto mai anticipatrice.

La teca che conteneva il Messale del 1600, trafugato nel 2008

La teca che conteneva il Messale del 1600, trafugato nel 2008

Nel tempo l’Oratorio fagnanese dedicato a Sant’Anna si è mantenuto intatto, mentre l’ambiente contiguo si è articolato in appartamenti privati e negozi.

Rimane chiara l’idea ordinatrice che rimanda a un tipo di religiosità del tutto nuova, che allo splendore apparente opponeva un desiderio di intimità amante del nascondimento.

Tutto ciò si conciliava con un senso di dignità civile che imponeva ormai di non prevalere più con elementi architettonici che poteva determinare una presenza troppo accentuata in un contesto quale era offerto da un prospetto di case su strada di piccola dimensione.

Questa particolarità la riscontriamo vedendo che nell’interno la struttura dell’Oratorio mantiene ancora il dettato borromeiano, mentre all’esterno vi è qualcosa di nuovo. San Carlo Borromeo infatti aveva stabilito che il luogo di preghiera doveva essere sempre isolato dalle case vicine, aveva però anche precisato che bastavano pochi passi per creare questo isolamento, contrapponendo alla concezione aulica e classicistica propria del pieno Cinquecento una dimensione più umana, in cui la presenza dell’edificio sacro era affidata più che ad un rigoroso calcolo di prospettiva e ad una precisa volontà di farne comunque un centro di interesse, a una sottile distinzione psicologica per ottenere la quale era sufficiente quella breve frattura, anche di pochi passi, che bastava al Borromeo per distinguere l’edificio religioso nel contesto delle case civili.

La concezione del Ferrari nella sua semplicità rivela oggi appieno la sua attualità.

Forse è una soluzione che investe più che un problema architettonico un problema di edilizia, per quanto la presenza dell’altare barocco, nella semplicità di un capitello classico, con la balaustra di marmi preziosi e i cancelli in ferro battuto, nonché la presenza di alcuni buoni quadri del Settecento, rendano l’Oratorio di Sant’Anna a Fagnano Olona molto interessante.

Testo tratto da: “Nuovi documenti per l’architettura: Arte Lombarda” di Maria Luisa Perer, anno XII – II semestre 1967


I quadri custoditi nell’Oratorio di Sant’Anna

In data 28/01/2009 le cinque preziose tele sono state ritrovate nella Chiesa di Santa Croce a Busto Arsizio, purtroppo in pessime condizioni, come potete facilmente vedere confrontando i dipinti prima e dopo il furto. Guarda i dettagli sul furto all’Oratorio nell’anno 2008.Nella tabella di seguito vi e’ il paragone tra il quadro fotografato prima del furto avvenuto nel 2008 (colonna di sinistra), la tela ritrovata (al centro) ed il quadro restaurato e ricollocato all’interno dell’Oratorio di Sant’Anna nel 2009 (colonna di destra). Guarda le foto con i quadri restaurati tornati all’interno dell’Oratorio di Sant’Anna nel 2011.

fagnano_olona-oratorio_san_anna_anna_maria_altare fagnano_olona-oratorio_san_anna_anna_maria_altare_oggi fagnano_olona-maria_altare_2011
Sant’Anna con Maria Bambina – Olio su tela Ovale diametro cm. 97 – Ambito Lombardo SEC. XVIII
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Sant’Anna con Maria Bambina – Olio su tela Ovale diametro cm. 96 – Ambito Lombardo SEC. XVIII
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Santa Caterina d’Alessandria – Olio su tela cm. 98 x 74 – Ambito Lombardo SEC. XVII inizio XVIII
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Maddalena penitente – Olio su tela cm. 74 x 59 – Ambito Lombardo SEC. XVIII
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Sant’Antonio da Padova con il Bambino Gesù – Olio su tela Ovale diametro cm. 96 x 73 – Ambito Lombardo SEC. XVIII

Sant’Anna nelle tradizioni e nella poesia popolare

Nella trepida attesa di un bimbo le madri del popolo invocano Sant’Anna perché le assista e favorisca i felice esito del parto: a tal fine usano tenere la sua immagine sopra il letto. E’ anche protettrice delle ricamatrici le quali, nel giorno della sua festa (26 luglio) si astengono dal ricamare rispettando la tradizione secondo la quale, contravvenendo a tale norma, i telaio andrebbe per terra rimanendone sfondato i lavoro. Poiché la leggenda dice che Anna nella sua prima giovinezza fu lavandaia, vige la tradizione per la quale in tale giorno ci si astenga anche dal fare il bucato.

L’essere stata Anna una “pregnante annosa” ha dato luogo anche ad alcuni modi di dire popolari. Sant’Anna compare in molte canzoni lirico-narrative che, nel breve giro di una strofa, la rappresentano in delicati atteggiamenti di premura e di affetto verso Maria; si tratta in prevalenza di graziose ninna-nanne, ricche di immagini poetiche e di vivo sentimento.

Sono anche molto diffuse alcune preghiere-invocazioni di carattere lirico: una molto antica, riportata in un manoscritto presente nella biblioteca Guarnacci di Volterra risalente al sec. XIV, è ripetuta anche ai giorni nostri dalle donne per averne la grazia di un figlio.


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