Sant’Antonio 2014

2014_santonio_locandinaSi è tenuta domenica 12 gennaio 2014 a Fornaci festa dedicata a Sant’Antonio Abate, riproposta da alcuni anni dalla Pro Loco di Fagnano Olona in collaborazione con la Comunità Pastorale “Madonna della Selva”.

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Tantissima la partecipazione alla ricorrenza. La Chiesa di Santa Maria Assunta a Fornaci era gremita per la celebrazione della Santa Messa, e al termine della funzione i presenti si sono uniti alle tante persone presenti all’esterno della chiesa con i propri amici a quattro zampe, criceti, oche, galli e galline, pesciolini e tantissimi altri animali.

Il Parroco don Reginaldo Morlacchi ha prima benedetto uno ad uno i circa trenta trattori, arrivati a Fagnano anche dai paesi limitrofi, e poi a gruppi gli animali presenti recitando la preghiera di Sant’Antonio per proteggerli.

Grazie al contributo dei fattori e dei contadini locali, la Pro Loco ha animato la grande aiuola verde dinanzi la chiesa, e l’Offertorio durante la Messa ove sono stati portati all’altare alcuni prodotti della terra di questa stagione.

La gioia dei bambini alla vista degli animali o al sentire lo scoppiettio dei potenti motori dei trattori ha riempito di soddisfazione gli organizzatori per l’impegno profuso.

Scarica la preghiera dedicata a Sant’Antonio e il modulo dove indicare il tuo desiderio!!

 Programma:

Ore 10.30 – S. Messa in chiesa Santa Maria Assunta a Fornaci, Offertorio con i prodotti genuini della terra.
Consegna dei pensieri beneauguranti, che tutti possono compilare con i desideri e le buone proposte per il nuovo anno.

Ore 11.30 – Benedizione degli animali, carretti a traino, macchine agricole, automobili e moto.


Siete tutti invitati a portare i vostri automezzi e i fedeli amici animali, quadrupedi e bipedi, con le pinne, con il pelo o con le piume.

Se vuoi bene al tuo amico animale non puoi mancare all’antica tradizione che anche quest’anno ci impegniamo a rinnovare!


fotografie: Fausto Bossi


RASSEGNA STAMPA

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san_antonio_abate_imgCuriosità su Sant’Antonio Abate

Antonio abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. Già in vita accorrevano da lui, attratti dalla fama di santità, pellegrini e bisognosi di tutto l’Oriente. Anche Costantino e i suoi figli ne cercarono il consiglio. La sua vicenda è raccontata da un discepolo, sant’Atanasio, che contribuì a farne conoscere l’esempio in tutta la Chiesa. Per due volte lasciò il suo romitaggio. La prima per confortare i cristiani di Alessandria perseguitati da Massimino Daia. La seconda, su invito di Atanasio, per esortarli alla fedeltà verso il Conciliio di Nicea. Nell’iconografia è raffigurato circondato da donne procaci (simbolo delle tentazioni) o animali domestici (come il maiale), di cui è popolare protettore.

A Varese, la festività di sant’Antonio Abate – qui detto sant’Antonio del porcello – è molto sentita; qui il detto si declina in “sant’Antoni dala barba bianca famm’ truà che’l che ma manca, Sant’Antoni du’l purscel famm’ truà propri che’l” (ossia “sant’Antonio dalla barba bianca fammi trovare quello che mi manca, sant’Antonio fammi trovare proprio quello”).

Gli animali domestici

Sant’Antonio è considerato anche il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo.
La tradizione di benedire gli animali (in particolare i maiali) non è legata direttamente a sant’Antonio: nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all’ospedale, dove prestavano il loro servizio i monaci di sant’Antonio.
A partire dall’XI secolo gli abitanti delle città si lamentavano della presenza di maiali che pascolavano liberamente nelle vie e i Comuni s’incaricarono allora di vietarne la circolazione ma fatta sempre salva l’integrità fisica dei suini «di proprietà degli Antoniani, che ne ricavavano cibo per i malati, balsami per le piaghe, nonché sostentamento economico. Maiali, dunque, che via via acquisiscono un’aura di sacralità e guai a chi dovesse rubarne uno, perché Antonio si sarebbe vendicato colpendo con la malattia, anziché guarirla.»
Secondo una leggenda veneta, la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.